Prezzi di riso e zucchero alle stelle, troppe speculazioni
I prezzi sono ormai impazziti e per trovare una giustificazione al loro andamento folle si…
La speculazione finanziaria torna a garantire i profitti per gli operatori del “mercato” a danno degli utenti, che rischiano a gennaio di ritrovarsi una bolletta quasi raddoppiata a parità di consumi. Il nuovo alibi è l’interruzione del transito del gas di Mosca via Kiev. Ma i dati mostrano uno scenario diverso. La responsabilità è di Arera e la via della ripubblicizzazione dei servizi pubblici una soluzione necessaria.
In un mercato “normale” i prezzi aumentano quando la domanda è superiore all’offerta e questo accade quando la domanda aumenta o l’offerta diminuisce. Se questo non accade le ragioni sono altre e, quasi sempre, si chiamano speculazioni. La diminuzione dell’importazione di gas russo sino al 4,4% del totale è stata sostituita senza particolari difficoltà
Ammesso e non concesso che i consumi nei primi quattro mesi del 2025 siano uguali a quelli del 2019 e che la produzione e importazione nello stesso periodo sia di 23 miliardi di metri cubi, come nel 2023, il prelievo dallo stoccaggio sarà di 8,3 miliardi di metri cubi, meno della metà del gas disponibile, ma con la possibilità, come avvenuto nel 2023, di ripristino delle scorte per 6,5 miliardi di metri cubi nel periodo successivo da maggio a ottobre che, pur togliendo gli 800 milioni di metri cubi importati dalla Russia, garantiscono una disponibilità, per qualche anno, tale da evitare inutili e speculativi aumenti delle bollette. Qualcuno dovrà pur spiegare ai cittadini perché nel 2024 è stata aumentata l’importazione del gas dalla Russia quando il rischio di quanto sta accadendo era già ipotizzabile. Un aumento, peraltro, compensato dalla riduzione di fonti, come l’importazione dall’Algeria (Mazara del Vallo) e di gas liquefatto, che, pur opinabili in funzione della transizione energetica, hanno consentito la riduzione del costo a 31 euro al MWh del gennaio 2024, In un mercato realmente libero, cioè regolato dalla concorrenza, ossia dal consumatore, il maggior costo fatto pagare agli utenti sarebbe dovuto spettare all’imprenditore, nel caso specifico le società di importazione del gas, per aver sbagliato le strategie commerciali. Grazie all’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), invece, gli errori di gestione si trasferiscono agli utenti. Gli aumenti sono del tutto ingiustificati perché il prezzo pagato all’importazione non è quello dei mercati finanziari, ma notevolmente inferiore e indicizzato al Brent. La citata Arera, nella relazione annuale del 2024 relativa al 2023, e indirizzata a Parlamento e governo, conferma che il prezzo all’ingrosso con l’indicizzazione Brent è ancora attuale, indicando nell’80% i contratti di importazione con durata superiore a cinque anni e il 67% quelli con durata superiore a dieci anni. Con l’indice Brent, nel dicembre 2024, il prezzo all’ingrosso sarebbe stato di 22,7 euro/MWh con un aumento del 59% rispetto al dicembre 2020 e non del 188%. Arera è un problema. Impostando le tariffe in funzione dell’equilibrio economico e finanziario del gestore, stravolge ogni principio di gestione delle imprese In una gestione assistita dove ricavi e profitti sono garantiti dal sistema indipendentemente dall’efficienza, il risultato non può essere diverso dalla vessazione economica degli utenti. Se l’Autorità di regolazione al posto di adottare i prezzi dei mercati finanziari per il mercato a maggior tutela avesse indetto una gara, come è stato fatto per il prezzo dell’energia elettrica, avrebbe ostacolato, se non impedito, le speculazioni dei mercati finanziari.
Gli utenti domestici non si sono resi conto degli aumenti perché i consumi sino a novembre sono normalmente bassi. A gennaio, però, riceveranno (riceveremo) la bolletta del bimestre novembre-dicembre che sarà molto alta rispetto a quella ricevuta nel gennaio 2024. Oltre all’aumento del gas ci sarà un’Iva che dal 5% passerà al 22%, più il ripristino degli “oneri di sistema” che sino al 31 dicembre 2023 erano stati sospesi. L’importazione e la produzione di gas naturale, per il ruolo determinante nel sistema energetico, anche nella produzione di energia elettrica, dovrebbe rientrare nella competenza pubblica a tutela dei consumatori finali
da Altreconomia 1-25