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Quando si tratta di lavare i piatti con la lavastoviglie, la scelta del detersivo può…
L’Europa ha rivendicato il merito di aver scritto la prima grande legge al mondo capace di governare l’intelligenza artificiale con un approccio organico attento ai diritti fondamentali.
Il regolamento europeo noto come AI Act è entrato in vigore nell’agosto 2024 alcune disposizioni sono operativo ma la maggior parte entrerà in vigore dall’ agosto 2026.
Ma dal 2024 la partita globale si è spostata e oggi il punto non è più soltanto se una norma sia buona in astratto bensì quale sia il criterio di bontà di una norma in rapporto al sistema economico, industriale e geopolitico.
La conformità normativa ai criteri dell’AI Act oltre a mettere i paletti allo sviluppo di software va certificata e ciò introduce un costo aggiuntivo per le imprese . Per questo l’Europa ha deciso di alleggerire la macchina prima che la macchina schiacciasse il mercato. Il Digital omnibus sulla AI e’ una proposta di alleggerimento presentata dalla commissione europea nel novembre 2025 e sulla quale in questo mese di maggio il parlamento e il consiglio hanno raggiunto un accordo , esso corregge il calendario ,le procedure e gli oneri applicativi dell’ AI act. E’ una semplificazione, l ‘Europa ha capito che una regolamentazione troppo pesante applicata prima che esistano degli strumenti tecnici per farla rispettare rischia di trasformarsi in un freno competitivo . Già nel febbraio del 2025 Macron aveva detto :se si regola prima di innovare si rischia di non avere innovazione da regolare.
La commissione europea ha proposto di rinviare e semplificare una parte della disciplina del 2024 soprattutto per i sistemi ritenuti ad alto rischio come la biometria ,il riconoscimento delle emozioni , la valutazione delle domande di asilo, ecc. Le nuove scadenze per gli obblighi del sistema sarebbero dicembre 2027 e agosto 2028 per i sistemi integrati in prodotti . Il consiglio europeo ha sostenuto questa impostazione per alleggerire l’onere per le imprese e amministrazioni il problema nasce soprattutto dal confronto con due modelli evolutivi molto diversi e molto più rapidi di quello europeo :gli Stati Uniti non hanno un’architettura normativa federale paragonabile all’AI Act europeo hanno preferito una approccio più orientato alla competitività industriale confidando nell’autoregolamentazione dell’iniziativa privata.
La Cina ha adottato un modello regolatorio dirigista e tempestivo che dichiara obiettivi di sicurezza, controlli di contenuti e tutela sociale anche se all’interno di un sistema politico in cui protezione e controllo statale sono difficili da separare.
La AI Act essendo un regolamento va poi attuato in ogni stato europeo, bisogno designare autorità competenti, organizzare la vigilanza, predisporre i punti di contatto, mettere in piedi la macchina amministrativa . La mappa europea si è mostrata subito disuguale, la credibilità della norma dipenderà dalla capacità di renderla operativa. Nel frattempo non ci sono regole precise per la AI
Dal corriere della sera 17-5-26