i trucchi dei supermercati per vendere di più
Vi siete mai chiesti perché pane, latte e uova si trovano sempre in fondo al supermercato o sale…
Non è un caso che il forum di Davos di gennaio 2026 sia stato presieduto da Larry Fink, l’amministratore delegato di BlackRock, il più grande gestore di risparmi al mondo.L’obiettivo dichiarato in pressoché tutti i panel è stato infatti quello di convincere la maggior parte della popolazione mondiale ad affidare i propri risparmi al sistema finanziario guidato dai colossi come BlackRock, utilizzando qualsiasi strumento, dalla creazione di prodotti finanziari a costi bassissimi, fino alla digitalizzazione dei trasferimenti monetari: l’idea, micidiale, è quella di ridurre in maniera netta la distanza fra il detentore di denaro, anche il più povero, e la finanza dei grandi fondi, in grado così di sorreggere un capitalismo che non è più capace di produrre valore reale.
Sembra sempre più probabile che Rick Rieder, chief investment officer di BlackRock -in pratica quello che decide dove mettere i 14mila miliardi di dollari gestiti dal fondo- venga nominato da Donald Trump presidente della Federal reserve (Fed), dopo Jerome Powell. Si tratterebbe di un dato davvero rilevante che, di fatto, non ha precedenti nella storia americana.La nomina del vertice del più grande gestore di risparmio del mondo alla carica di responsabile della politica monetaria della Banca centrale americana significa che BlackRock è ormai il vero gestore del dollaro. Senza BlackRock il dollaro faticherebbe a reggere, come dimostra il fatto che ormai meno del 40% delle riserve delle Banche centrali nel mondo sono in dollari. BlackRock è azionista di rilievo anche di Ice, la società che gestisce la Borsa di New York. Il “padrone” Trump ha un padrone.
Da anni, i grandi fondi e le grandi banche internazionali si indebitano in Giappone dove i tassi erano pari a zero per comprare titoli in dollari, a cominciare dalle azioni della Borsa Usa e dal debito statunitense. Se i tassi salgono, crollano gli acquisti di titoli Usa, azioni e debito, con conseguenze devastanti per il capitalismo finanziario. Una nota finale: il Giappone è il più grande detentore estero di debito federale americano con circa 1.200 miliardi di dollari.adrone
la quota di debito Usa nelle mani di compratori esteri sul totale del debito statunitense è la più bassa di sempre, essendo vicina al 25% contro il 49% del 2013. Naturalmente la cifra di 9.400 miliardi ,il debito in mano a paesi esteri, dipende dal fatto che il debito è lievitato moltissimo: stanno vendendo debito Usa gran parte dei Paesi più forti, dalla Cina all’India, alle petromonarchie, mentre è aumentata la quota inglese e, fino a pochi giorni fa, quella giapponese, ora in evidente ritirata.
Da Altreconomia 1-26
Gli Stati Uniti sono seduti su una montagna di debiti, che nel 2025 ha superato i 38mila miliardi di dollari, una cifra che cresce di sei miliardi di dollari al giorno. Su questo debito, gli Usa nel 2025 hanno pagato 970 miliardi di dollari di interessi, un importo che supera la spesa totale per la Difesa e che brucia il 19% di tutte le entrate fiscali.Gli Stati Uniti hanno anche un deficit della bilancia commerciale (rapporto fra esportazioni e importazioni) che potremmo definire cronico, frutto delle politiche di deindustrializzazione portate avanti da tutti i governi per privilegiare il settore dei servizi e della finanza; hanno livelli altissimi di indebitamento privato e sono al centro di un’economia tutta basata sui grandi fondi finanziari e le relative bolle da questi create, rispetto alle quali, nonostante i proclami post-crisi del 2008, nessun argine è stato realmente posto.
Sono questi dati a rendere evidente il mutamento epocale che stiamo attraversando, che vede la Cina emergere come nuova potenza economica mondiale e in generale il continente asiatico progressivamente sostituirsi a quell’insieme di potenze che continua a denominarsi “Occidente”.
Gli Usa sono alla ricerca di soldi, per frenare l’emorragia del debito; sono all’angosciante ricerca di un riavvio, attraverso i dazi, di una parvenza di reindustrializzazione del paese (prospettiva a dir poco illusoria); sono immersi nel tentativo di ridurre l’esorbitante spesa militare (da qui la delega totale a Israele sul Medio Oriente e il tentativo di scaricare la guerra in Ucraina sull’Europa); sono concentrati a garantirsi, manu militari, la propria area di dominio nel pianeta (dall’America Latina alla Groenlandia), dentro la quale poter disporre di tutte le materie prime e risorse energetiche necessarie.
Il pregio della follia di Trump è quello di aver reso tutto questo manifesto, senza più perifrasi retoriche sull’esportazione di democrazia.
Da M Bersani Comune info 1-26