Dalla copia digitale a quella cartacea, per ottenere la cartella clinica in molte strutture sanitarie italiane viene ancora richiesto un pagamento: da 10 euro per la copia digitale, a 60 euro per quella cartacea spedita a casa. Eppure il regolamento europeo sulla privacy e una sentenza della Corte di Giustizia Ue parlano chiaro: la prima copia deve essere gratuita

Il punto di partenza è l’articolo 15 del Regolamento europeo 2016/679 (Gdpr), che disciplina il diritto di accesso ai dati personali. La norma stabilisce chiaramente che l’interessato ha diritto a ottenere una copia dei dati personali oggetto di trattamento e che la prima copia deve essere fornita gratuitamente. Solo per eventuali copie successive l’amministrazione può richiedere un contributo economico ragionevole, commisurato ai costi amministrativi sostenuti. Per anni, tuttavia, molte strutture sanitarie hanno sostenuto che la cartella clinica fosse un documento diverso dal semplice accesso ai dati personali e hanno continuato ad applicare i tradizionali tariffari previsti dalle normative nazionali.

A chiarire definitivamente la questione è intervenuta la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza del 26 ottobre 2023 (causa C-307/22), i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il diritto previsto dal Gdpr comprende anche la documentazione sanitaria necessaria affinché il paziente possa comprendere i dati che lo riguardano. In pratica, quando la cartella clinica rappresenta il mezzo indispensabile per esercitare il diritto di accesso, la prima copia deve essere rilasciata senza alcun costo. La Corte ha inoltre precisato che gli Stati membri non possono subordinare tale diritto al pagamento di un corrispettivo.

Chi richiede oggi la propria cartella clinica può richiamare espressamente il diritto di accesso previsto dall’articolo 15 del Gdpr, specificando che si tratta della prima copia della documentazione sanitaria. Qualora venga comunque richiesto un pagamento, il cittadino può chiedere alla struttura su quale base normativa venga applicata la tariffa e, se ritiene violato il proprio diritto, rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali.

Da salvagente 7-26

Written by Franco Rigosi