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Sempre più italiani si rivolgono agli osteopati, ma solo ora, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, la professione viene riconosciuta a tutti gli effetti dal Servizio sanitario nazionale. Un cambiamento che apre le porte anche ai rimborsi con le casse sanitarie.
Con il decreto sull’equipollenza dei titoli in osteopatia, si completa il percorso attuativo previsto dalla Legge 3 del 2018 che ha istituito la professione sanitaria di osteopata.L’iter è giunto a conclusione con il Dpcm del marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio, relativo ai criteri di riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dagli osteopati già in attività.
L’osteopatia utilizza esclusivamente tecniche terapeutiche manuali e può avere anche una funzione preventiva nei confronti dei disturbi legati a posture scorrette protratte nel tempo.“Nel Regno Unito chi ha mal di schiena va dall’osteopata regolarmente, come una donna va il sabato dal parrucchiere”, racconta Claudio Fabriani, osteopata iscritto alla Felcon. Una situazione molto diversa da quella italiana dove, spiega, “prima vai dal medico di base che inizia col darti un antinfiammatorio, poi le punture intramuscolo, poi ti fa fare una lastra, una risonanza magnetica, gli ultrasuoni, la magnetoterapia. Solo alla fine, magari per passaparola, arrivi da noi osteopati”.
L’osteopatia, quindi, non avrebbe soltanto una funzione curativa ma anche preventiva. “L’osteopata lavora sempre sulla causa del dolore e non sul sintomo”, sottolinea Fabriani. Attraverso manipolazioni vertebrali e tecniche manuali, il professionista cerca di ripristinare l’equilibrio della colonna vertebrale e migliorare la mobilità del paziente.
Da Salvagente 6-26