Hanno cambiato il modo di affrontare l’obesità e il diabete, promettendo risultati finora difficili da ottenere. I farmaci a base di agonisti del Glp-1 – come OzempicWegovy e Mounjaro – sono oggi utilizzati da milioni di persone nel mondo per perdere peso e migliorare i parametri metabolici. Ma che succede quando la terapia si interrompe? La risposta non è quella che vorremmo sentire: i chili persi tornano, e anche rapidamente. A confermarlo è un nuovo studio dell’Università di Oxford, pubblicato sul British Medical Journal, che mette nero su bianco un problema già emerso nella pratica clinica e nelle testimonianze dei pazienti. Chi sospende questi farmaci rischia di recuperare il peso iniziale nel giro di meno di due anni, perdendo anche gran parte dei benefici ottenuti su glicemia, colesterolo e rischio cardiovascolare.

Chi perde peso seguendo un programma alimentare strutturato impara strategie per gestire l’appetito e resistere alle tentazioni. Con i farmaci, invece, l’effetto di controllo della fame viene meno alla sospensione del trattamento. Per questo, sottolineano gli autori, la vera sfida non è solo iniziare la terapia, ma accompagnare le persone nel tempo

A questo si lega anche un problema di sostenibilità: chi deve farsi carico dei costi di terapie potenzialmente prolungate? E di assistenza che non viene garantita ai pazienti, soprattutto se i farmaci vengono prescritti fuori da percorsi strutturati del servizio sanitario

I farmaci Glp-1 restano uno strumento potente, soprattutto per chi convive con obesità e diabete. Ma non possono essere considerati una soluzione autosufficiente perché senza un percorso medico continuativo, un supporto nutrizionale adeguato e un lavoro sul comportamento alimentare, il rischio è quello di una pericolosa illusione: dimagrire oggi, per tornare punto e a capo domani.

Da salvagente 1-26

Written by Franco Rigosi